Da una ricerca del BUND emerge che i cinghiali in gran parte della Germania sono contaminati da PFAS

Tutti i 114 campioni di fegato hanno superato nettamente i livelli massimi consentiti dalla legge per i PFAS

15.10.2026
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Anche i campioni di carne sono risultati contaminati: nel 12% dei casi i valori limite sono stati superati. L’elevato livello di contaminazione indica la presenza di PFAS nel suolo e nelle acque. Il BUND chiede di limitare la produzione e l’uso dei PFAS

L’Associazione tedesca per l’ambiente e la protezione della natura (BUND) ha richiesto alle autorità di tutti i Länder i dati relativi alla contaminazione da PFAS (sostanze alchiliche per- e polifluorurate) nella carne e nel fegato di cinghiale. Tutti i 114 campioni di fegato esaminati dalle autorità hanno superato nettamente i livelli massimi consentiti dalla legge per i PFAS. Anche in oltre il 12% dei 152 campioni di carne analizzati sono stati superati i valori limite.

Le concentrazioni rilevate dimostrano che i PFAS si sono diffusi da tempo negli ecosistemi e si accumulano negli animali selvatici. Il risultato è preoccupante anche dal punto di vista della salute: in metà dei campioni di carne la concentrazione di PFAS era talmente elevata che, in caso di consumo regolare settimanale, non si possono escludere a lungo termine effetti negativi sulla salute. Il fegato di cinghiale non dovrebbe essere consumato affatto. Il BUND chiede una limitazione di ampia portata della produzione e dell’uso dei PFAS.

Olaf Bandt, presidente del BUND: «Se persino la fauna selvatica in Germania è contaminata da queste sostanze chimiche “eternali”, ciò dimostra quanto i PFAS siano ormai diffusi su vasta scala nel nostro ambiente. La contaminazione da PFAS nei cinghiali rende visibile la portata dell’inquinamento ambientale».

I dati relativi ai campioni di carne provengono dal Baden-Württemberg, dalla Baviera, dall’Assia, dalla Bassa Sassonia, dalla Renania Settentrionale-Vestfalia, dalla Renania-Palatinato e dalla Sassonia. I dati relativi ai fegati di cinghiale sono stati forniti dalle autorità della Baviera, dell’Assia, della Renania-Palatinato e dello Schleswig-Holstein. È particolarmente allarmante il fatto che la contaminazione non sia limitata a singole fonti note di sostanze inquinanti, ma che in molti luoghi sia probabilmente riconducibile a concentrazioni di fondo presenti nel suolo, nelle acque e nelle catene alimentari.

I risultati mostrano inoltre che la contaminazione da PFAS non è più elevata solo in singoli cosiddetti «hotspot», ma che sono interessati anche habitat relativamente naturali. Lo studio conferma così i risultati di due recenti indagini dell’Ufficio federale dell’ambiente, che dimostrano un inquinamento diffuso da PFAS nella fauna selvatica e nei suoli.

La limitazione a livello UE delle sostanze chimiche PFAS si trova attualmente in una fase decisiva. Entro la fine di quest’anno, i comitati dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) presenteranno le loro raccomandazioni. Successivamente, spetterà alla Commissione europea e agli Stati membri spianare la strada per una regolamentazione efficace delle sostanze chimiche «eterne». Il BUND chiede una restrizione di ampia portata della produzione e dell’uso delle sostanze chimiche «eternali». Devono essere concesse deroghe temporanee solo nei casi in cui non siano ancora disponibili alternative adeguate per applicazioni indispensabili.

«Ogni volta che i PFAS vengono immessi nell’ambiente, lasciamo alle generazioni future un rischio crescente per la salute e mettiamo in pericolo i nostri ecosistemi. Chiediamo al governo federale tedesco e alla Commissione europea di porre immediatamente fine all’ulteriore inquinamento da PFAS. La produzione e l’uso di queste sostanze chimiche «eternali» devono essere limitati in modo completo», ha affermato Bandt.

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